22 Novembre, 2005 - da: Gianni TOMA - COSPE

“Ma no, è uno scherzo”, era il pensiero che facevo tre anni or sono, quando al Social Forum Europeo di Firenze, in una cabina radio del media center, Mustafa Bargouthi al microfono mi parlava di un muro di separazione che il governo di Israele iniziava ad erigere per “rinchiudere in gabbia il popolo palestinese”. Già, Mustafa Barghouti, non uno dei tanti, quell'uomo dalla credibilità riconosciuta in tutto il mondo, che poi sarebbe stato uno dei candidati alla successione di Arafat. Chiaro, quindi, che non poteva trattarsi di uno scherzo. Eppure era incredibile…

E' passato un anno, e lo scherzo si è fatto un po' più pesante, sotto i miei occhi, improvvisamente. Novembre 2003: la tomba di Rachele, matriarca per gli ebrei, è lì, all'ingresso di Betlemme, rispettata da tutti, da secoli. Ci ero passato davanti solo pochi mesi prima. Stavolta, invece, un muro alto circa nove metri la circonda completamente. Ma no, è ancora uno scherzo, anche perché, al di là della “solita” occupazione della città, Betlemme è raggiungibile, non meno “facilmente” che in passato.

Poi passano alcuni giorni, e ad Abu Dis, periferia di Gerusalemme, l'idea dello scherzo mi conforta definitivamente, per fortuna. Qui il tratto di muro edificato, è vero, è ben più lungo che a Betlemme, ma il muro è più basso e talvolta si interrompe. Vedo, addirittura, uomini di Abu Dis tranquillamente scavalcare il muro, e donne passarci attraverso le interruzioni. Alla fine, è “facile” attraversarlo, questo spazio anche variopinto, che i palestinesi hanno già cominciato a colorare con slogan e pennellate di vernice e spray. Ora è chiaro: per quanto pesante, è comunque uno scherzo….

Ma come tutti gli scherzi, che sono belli finché durano poco, anche questo è diventato un brutto scherzo. O meglio, lo scherzo è finito. Sono tornato a Betlemme due anni dopo, nel novembre 2005. Ora davvero questa fredda barriera di cemento ti tronca il respiro. La città è sigillata, dal muro e dal filo spinato che sovrasta il “cancelletto di servizio” che lo interrompe per pochi metri. Sai mai che tra un po' bisogna rioccupare la città con i carri armati: almeno non si deve frantumare il muro che tanto è costato ai contribuenti di Israele. E a niente servono i cartelli beneauguranti posti all'ingresso del nuovo luccicante checkpoint che porta alla città, che augurano una buona giornata, e invitano il passante ad andare in pace e tornare in pace. Già, belle battute di spirito, nuovi scherzi appunto, dal momento che al grande scherzo, quello in cemento armato, nessuno crede più...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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