24 aprile, 2006 - da: Andrea MERLI

Sono appena tornato dalla Basilica della Nativita', dove il patriarca ortodosso ha celebrato il funerale di un martire delle Brigate di Al Aqsa ucciso stanotte da una pattuglia di soldati israeliani travestiti da arabi. Dicono che era ricercato, non e' dato sapere per quale motivo. Ora e' diventato un "martire", l'ultimo di una lista che conta oltre 3500 nomi, negli ultimi 5 anni. Era forse un "fondamentalista... cristiano?" Dove si nasconde, stavolta, il "mostro dell'Islam?" Era solo un ragazzo di vent'anni, provieniente da una modesta famiglia di Beit Sahour, che si chiamava Daniel. E c'era mezza Betlemme ad attendere il funerale. L'altra mezza, quella musulmana, ha aspettato fuori dalla Basilica la fine della funzione, e poi si e' unita alla processione per accompagnare la bara. Una bara con la croce sopra, e non capita spesso di vederla al funerale di un "martire"... Eppure, e' successo. Proprio nel Lunedi' dell'Angelo che chiude le festivita' pasquali degli ortodossi. Un pugno fortissimo, violento, freddo come la pioggia che e' caduta per tutto il pomeriggio su Betlemme. Il patriarca ortodosso, nella sua omelia, ha parlato della resurrezione appena celebrata nella Pasqua di ieri, per lenire il dolore. E forse, la fede si puo' ancora trovare, da qualche parte. Ma la speranza di chiudere questa guerra senza nessun limite di tempo e con troppi limiti di spazio - una speranza razionale, non ingenua, - e' proprio difficile da vedere. Davanti agli occhi, c'e' solo il grigio del Muro.

Volevo semplicemente condividere questi pensieri per incoraggiare tutti quanti a portare avanti un progetto che, nel suo piccolo, credo possa contribuire ad arginare qualche pregiudizio... e a cogliere la necessita' di mettere a fuoco la vera natura del conflitto, molto piu' politica che religiosa. Qui a Betlemme, oggi, c'e' solo tanta rabbia, tanta tristezza, tanto silenzio. Ci sono ragazzi vestiti di nero, chiusi nei loro giubbotti, senza voglia di parlare. Ci sono bandiere palestinesi e manifesti stampati in tutta fretta. Un senso di impotenza assoluta, in un contesto dove trovano spazio soltanto azioni unilaterali, provocazioni, vendette e ritorsioni. E allora non possiamo stancarci di raccontare, di scrivere, di scattare fotografie, di girare per le scuole, di creare occasioni d'incontro.

Vi mando un caro saluto da Betlemme, dove continua a piovere, e nessuno sa quando finira' il temporale... Ma finira'!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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