5 giugno 2006 - Meri Calvelli

Si sperava in un riavvicinamento  delle fazioni, Hamas e Fatah, attraverso il documento di "riconciliazione" prodotto dai prigionieri  che chiamava all'unita' e al riconoscimento dei due stati nelle frontiere del '67. Invece e' fallito nonostante che le due fazioni, attraverso Marwan Barghuthi di Fatah e Halek Natshe di Hamas, nella prigione di Hadarim in Israele, abbiano chiamato all'unita' e richiesto che tutte le fazioni si possano riconoscere nell'istituzione dell'OLP.

Hamas da fuori non ha ancora risposto, anche se l'intenzione ufficiale, secondo il portavoce Sami Abu Zuhri, e' quello di arrivare a degli emendamenti del documento. Non ha risposto perche', sempre secondo il portavoce, vede il documento dei prigionieri come un'imposizione che "non puo' essere accettata".

Per il Presidente Abu Mazen non c'e' piu' tempo: fare emendamenti a quel documento non porterebbe a nulla cosi' lui spinge, insieme anche alle altre fazioni per arrivare al referendum nazionale entro luglio. Un referendum che arrivi al riconoscimento di Israele nelle frontiere del '67.

Ma il nodo del problema rimane l'OLP, Hamas non lo riconosce come legittimo rappresentante e il governo di Hamas si sente di voler rappresentare in pieno la decisione popolare venuta dalle elezioni. E' questa situazione che sta continuando ad alimentare scontri e purtroppo uccisioni tra i palestinesi. Agguati e sparatorie sono all'ordine del giorno... e della notte... in tutta la Striscia.

La "Unit" di Hamas che avrebbe dovuto ritirarsi si continua ancora a scontrare con le forze della sicurezza preventiva e purtroppo anche sparano addosso a fazioni di Fatah. In risposta stanno uscendo di nuovo le brigate che nell'ultimo periodo si erano tenute fuori da questo inutile "confronto".

Sul fronte economico interno, nonostante alcune banche si siano prestate a contribuire al pagamento anticipato di stipendi per gli impiegati statali che non ricevono salari da ormai 4 mesi, la situazione rischia di aggravarsi e di portare ad una bancarotta di grosse dimensioni. D'altra parte non ci sono entrate economiche di nessun tipo e la gente non sa piu' dove sbattere la testa.

Questo purtroppo e' tutto quello che Israele voleva che accadesse. L'esercito soffia sul fuoco della "discordia" attaccando con operazioni mirate e bombardando la zona nord della Striscia di Gaza, che ormai e' ormai diventata impraticabile, alimentando cosi', nelle forze del governo di Hamas, il rifiuto di riconoscere Israele, semmai ve ne fosse una pur minima intenzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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