21 giugno 2006 - Carla Pagano

Ancora stragi, ancora orrori ed "errori" dell'esercito israeliano contro civili inermi palestinesi a Gaza. Oggi la famiglia Barbarawi, in visita dalla Giordania ai loro parenti a Al-Qarara, nel centro della Striscia di Gaza, ha trovato la morte inflitta dai missili israeliani che per "errore" invece di colpire una macchina con esponenti di Hamas a bordo - assassinii programmati su cui nessuno leva voce - ha colpito una casa centrandola in pieno.  E così Zakaria Ahmad e Fatma Barbarawi sono morti. Fatma era incinta. Tra i 13 feriti, 3 sono bambini. Erano a pranzo, anche loro vivendo quell'esigua normalità che resta da vivere a Gaza, mangiare, dormire...

A proposito di informazione corretta, chi ricorderà questi morti? E quelli che, feriti, sono condannati ad una vita da disabili? E quelli che Israele obbliga ad una vita da disabili, quando almeno la vita resta? Quanti hanno menzionato i fratelli Wael e Ayman Harb, paramedici che si trovavano in ambulanza a fare il loro lavoro quando il secondo missile ha colpito altri civili, il giorno successivo al massacro della famiglia Ghalia, nel centro di Gaza City? A Wael, gravemente ferito al pancreas, Israele ha rifiutato il permesso di essere curato fuori da Gaza. Ancora rischia la vita. Di queste storie ce ne sono decine.

Questi attacchi omicidi stanno decimando le forze fisiche e psicologiche di questa gente. La guerra civile, già innescata, farà nei prossimi mesi migliaia dimorti... Siamo nelle condizioni di fermare questo massacro?

Non è sufficiente dire basta o protestare, bisogna agire e proporre metodi di opposizione coesa, strategica e organizzata ai crimini dell'eserci to israeliano e porsi a fianco dei palestinesi a supportarli politicamente nella costruzione della loro autonomia. Io credo nel boicottaggio come forma di lotta pacifica e civile. Cominciamo, tutti/e a farlo in maniera cosciente come abbiamo gia' fatto, e mai avremmo dovuto smettere. Nel nostro quotidiano non compriamo prodotti israeliani e affini, cosa non difficile nonostante la quantità di aziende legate ad aziende israeliane. Basta essere attenti/e e coerenti. A livello più ampio si puo' supportare chi promuove il boicottaggio e promuovendolo a nostra volta nei nostri Paesi di provenienza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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