25 luglio 2006 - Carla Pagano / Dominique / Antonella
I telegiornali italiani hanno dato a questo ennesimo massacro a Gaza 30 vergognosi secondi di spazio, in cui si giustificava l'attacco a nord di Beit Lahiya come il tentativo di Israele di distruggere le postazioni da
dove vengono sparati i razzi Qassam. Difficilissimo a chiunque dotato/a di un minimo di logica pensare che un missile possa essere sparato da appartamenti situati in palazzoni popolari che ospitano famiglie numerose, di gente semplice, povera e impoverita da questa ingiustizia senza fine. E così la stragrande maggioranza degli utenti TV in Italia continuerà ad ignorare i perché di questa ignobile violenza di Israele. E i media e i loro padroni ad essere complici.
Nei giorni scorsi elicotteri israeliani avevano inondato le strade di Beit Lahiya con volantini che avvertivano chiunque avesse armi in casa di liberarsene, altrimenti presto le case sarebbero state distrutte. Difficilissimo, ancora, pensare che esplosivi possano essere immagazzinati in palazzine popolari, affollatissime. Oggi l'esercito ha dato due ore di tempo, fino alle 18:00, alla gente, almeno 500 famiglie, migliaia di persone, per lasciare le loro case, i palazzoni popolari costruiti dall'Autorita' Palestinese nel '97 ad at-Tur che hanno accolto in buona parte gli sfollati da Rafah e dal sud di Gaza degli ultimi anni.
Poi è cominciato, cruento, l'attacco. Centinaia di proiettili si sono abbattuti sui palazzi, la gente è scappata terrorizzata, molti hanno trovato rifugio presso parenti e amici, altri non hanno avuto che la scelta di restare dove si trovavano. I morti finora sono sette, 3 dei quali sono bambini, uccisi davanti agli occhi di altri bambini. Non sappiamo ancora quanti siano i feriti, la zona è off limits, arrivano pochissime notizie, l'esercito sta sparando ancora sulle case. Temiamo che stanotte i palazzi verranno distrutti e probabilmente dentro ci sono ancora persone.
Un nostro caro amico è rimasto intrappolato lì con la sua famiglia e l'anziana madre che non vuole lasciare la casa nonostante le nostre insistenti offerte di ospitalità. I suoi bambini hanno visto i vicini morti, sono sotto shock. La cosa peggiore è che non possiamo aiutarli se non offrendo loro rifugio, se riusciranno ad arrivare fin qui. Non possiamo interporci, come andrebbe invece fatto, nessuno è con noi, gli israeliani sparerebbero anche a noi. Dove sono tutti? Qual è il nostro senso qui?
L'obiettivo è raccapricciante e chiarissimo: spingere questa gente gli uni addosso agli altri, continuare a rubare la loro terra e la loro vita, metro per metro, pezzo per pezzo, come i pezzi umani risultato delle sperimentazioni belliche di Israele, qui come in Libano, spalleggiato dai suoi compari in Iraq. Fino a quando? Tanto, come ha dichiarato Olmert, qualcuno ha detto forse qualcosa? Tutt'al più parlano di catastrofe, di emergenze umanitarie! Fino a che i palestinesi, tutti rinchiusi nella più piccola gabbia del
mondo, moriranno e forse si aiuteranno a morire ammazzandosi pure a vicenda.
Nel nostro quartiere gli spari lontani fanno eco ai quelli dei festeggiamenti per i matrimoni, la vita continua, the show must go on.
Triste è troppo poco.
Carla, Antonella, Dominique
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