30 luglio 2006 - CRIC Gaza

Oggi manifestazioni di protesta per la strage dei 60 civili a Qana in Libano da parte di Israele si sono svolte in tutta la Striscia di Gaza, da Khan Younis a Gaza City. Anche le ONG e le Associazioni palestinesi hanno manifestato davanti alla sede delle Nazioni Unite a Gaza questa mattina, protestando per l'incapacità delle NU di svolgere il proprio mandato, tanto in Libano quanto in Palestina. Dieci anni fa, come oggi. Al governo israeliano è permesso di uccidere e uccidere ancora, nel vizioso circolo di guerra, unica sua prigione.

Le manifestazioni sono terminate due ore fa con l'assalto agli uffici delle NU a Gaza City, che sono stati molto danneggiati. I manifestanti sono entrati nella sede, e come i loro fratelli a Beirut, hanno distrutto gli uffici e le macchine.

Intanto Israele continua nella sua follia di distruzione sistematica di Gaza. Oggi sono state bombardate dagli elicotteri altre due case, una a Saftawi, l'altra a Beit Hanoun, a Nord della Striscia di Gaza, l'una a due ore di distanza dall'altra, l'ultima preceduta da una telefonata dove il messaggio registrato dava tempo sole due ore alla famiglia per lasciare la casa. Sono nove, in quattro giorni, le case distrutte con questo sistema.

Dopo nemmeno mezz'ora l'esercito di occupazione israeliano ha bombardato la stazione di polizia di Al-Sara'ya. Non sappiamo ancora se ci sono vittime. A Jabaliya e a Beit Lahiya  centinaia di persone vivono nelle scuole da giorni, fuggite dalle proprie case attorno alle quali un vicino era stato terroristicamente avvertito, per mettersi al sicuro. Fino ad oggi 67 telefonate sono state registrate, molte delle quali sembrerebbero false, ossia fatte dagli stessi palestinesi. La guerra studiata, preparata ad arte, produce anche questa aberrazione, mettere gli uni contro gli altri, creare situazioni fratricide. Il Libano degli anni '80 ne è testimonianza.

L'odio viene montato in Medio Oriente da questo incolmabile silenzio, nutrito dalla orribile violenza di Israele resa lecita dagli USA e dall'Europa e dalla maggior parte degli Stati Arabi.

Domani probabilmente saremo costrette ancora a lasciare Gaza per qualche giorno. Ritorneremo come sempre e, come avviene già da parecchi mesi, aspettando che altre inazioni e silenzio/assenso della Comunità internazionale sui massacri di Israele ci obbligheranno ancora ad interrompere il nostro lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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